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Starhotels, gli hotel posizionano l’offerta online sulla “nuvola”

ottobre 5, 2011

Riporto, con estrema soddisfazione, questo post dal blog ufficiale di Vivido.

A partire dal 2006 Vivido ha sviluppato RoomShop una suite di servizi per il mondo alberghiero (pubblicazione delle tariffe e disponibilità sui portali turistici; recupero delle prenotazioni, recupero dei feedback dei propri clienti; controllo della concorrenza) i cui utilizzatori principali sono gli uffici di Revenue Management degli hotel.

Con il passare del tempo per far fronte alle problematiche di scalabilità abbiamo trasferito – agli inizi del 2010 – RoomShop da un data center in housing in cloud.

Fra tutti provider allora esistenti abbiamo scelto Windows Azure Platformdi Microsoft perchè si adatta perfettamente alla tecnologia con la quale abbiamo sviluppato RoomShop,  per le caratteristiche di robustezza e scalabilità dell’infrastruttura e per la trasparenza del modello di pricing.

Una delle esperienze più importanti la stiamo facendo con il nostro clienteStarhotels - una delle più importanti e prestigiose compagnie alberghiere italiane – e Microsoft ha pubblicato questo articolo che descrive  il case study.

Google Chrome OS e Citrix Receiver : una bella coppia

dicembre 20, 2010

Durante l’evento di presentazione a San Francisco, lo scorso 7 dicembre, del netbook Cr-48 con Chrome OS , Google ha invitato Citrix Systems nella persona  Gordon Payne – Senior Vice President- , ad illustrare Citrix Receiver e come le due tecnologie si integrino perfettamente in modo da soddisfare anche le esigenze dell’utenza business.

Cr-48 è un prototipo di netbook che Google rilascerà, al momento solo negli USA, per testare Chrome OS, superata questa fase di test è probabile che ne venga rilasciata una versione commerciale.

Google afferma che il motivo per il quale è stato pensato e creato Chrome OS è che “la maggior parte del codice, della complessità, della gestione, dei problemi di sicurezza di un computer sono da imputare al sistema operativo, non al browser, e quasi (forse tutti?) i sistemi operativi sono stati ideati prima dell’avvento del web! Invece Chrome OS è stato progettato e realizzato per il web”.

L’idea che sta alla base del Chrome OS in fondo è quella del Network Computer o NetPC della Sun Microsystems nato a partire dal 1996, ma allora erano ancora assenti alcuni elementi infrastrutturali chiave, come la banda larga, il cloud computing, ambienti e strumenti di programmazione tali da poter rendere un’applicazione veloce, usabile e quindi fornire una esperienza utente all’altezza delle sue aspettative.

Adesso quel gap tecnologico si sta rapidamente colmando (come sempre nel nostro paese siamo orribilmente indietro, infatti non rappresentiamo lo stato dell’arte ed è di quella della quale sto parlando, non delle miserie nostrane).

E’ ovvio che un sistema operativo come Chrome OS che ha ambizioni di sostituire nel breve periodo Windows nei  nostri desktop  deve poter fornire la possibilità agli utenti, soprattutto quelli business, di poter accedere alle proprie applicazioni aziendali senza problemi.

Da qui la realizzazione della versione per Chrome OS di Citrix Receiver lo strumento che permetterà la connessione dai netbook Chrome OS alle applicazioni della propria azienda, con tutte le garanzie di sicurezza , gestione “di chi deve vedere cosa, e con quali diritti accedervi” e quant’altro tipico di un ambiente enterprise.

Per un’azienda lo scenario ipotizzabile per il futuro, è quello dove le nuove applicazioni saranno sviluppate nativamente per il web (HTML5 , WebGL)  , ma altresì tutto l’immenso parco di applicazioni sviluppate negli anni per “i vari” sistemi Windows potranno continuare ad essere utilizzate senza difficoltà, e l’accesso avrà luogo dallo stesso sistema operativo – Chrome OS, comunque open source – e, nelle intezioni di Google, anche dalla stessa tipologia di hardware (i figli e nipoti del Cr-48).

Già questo mi sembra un ottimo risultato, ma agli occhi di molti questa soluzione di Citrix può apparire come di retroguardia, ovvero Citrix, con le dovute differenze ovviamente,  sembrerebbe fare quello che a partire dalla metà degli anni 90, con l’affermarsi degli ambienti di sviluppo GUI, i produttore di applicazioni (che allora si sovrapponevano anche con i produttori di hardware) per mini ,come AS400, crearono dei framework il cui unico scopo era rifare il look alle loro applicazioni a caratteri, sviluppando degli ambienti che “webbificavano” quelle interfacce ormai vecchie.

Per quanto riguarda Citrix Receiver non è assolutamente così,  non fosse per altro che lo sviluppo delle applicazioni in ambiente Windows è ben lontano dall’esaurirsi, anzi Citrix Receiver restituisce alla sterminata platea di sviluppatori ed utilizzatori di Windows application una rinnovata giovinezza.

Non ultimo è che Citrix Receiver è disponibile anche per tutti i dispositivi mobile iOS, Android , Symbian, BlackBerry, ma come direbbe Carlo Lucarelli, “questa è un’altra storia:-)

L’intervento di Gordon Payne – Citrix Systems, Senior Vice President – è dal minuto 21:30 al 30:00 (circa)

Esperienza di migrazione in cloud (e dintorni)

ottobre 16, 2010

Il nostro servizio RoomShop, ideato nel 2006 e che fino agli inizi di questo anno ha avuto una crescita lenta quindi gestibile, dallo scorso giugno  ha conosciuto un incremento inaspettato di clienti (cosa senz’altro interessante e sempre auspicabile, ma alla quale , come vedremo è necessario sempre prestare la massima attenzione).

L’intero ecosistema era allocato all’interno di una farm di tutto rispetto, nei pressi dei nostri uffici, ed utilizzava server di nostra proprietà, non scendo nei dettagli , ma credetemi per sostenere il servizio che dobbiamo fornire l’architettura è sufficientemente complessa.

La parte più rognosa sta nel fatto che il servizio che offriamo consiste nell’interfacciarsi , in vario modo via XML o screen-scraping con i più importanti portali turistici esistenti (Expedia, Booking, Lastminute, Venere, etc.) per inserire con un solo-click (come recita il claim di RoomShop) da una unica interfaccia utente, tariffe e disponibilità e/o recuperare le tariffe dei competitor dei nostri clienti.
La sfida che impatta maggiormente è che ognuno dei portali turistici è una entità indipendente che dedice – giustamente – di modificare o manutere il proprio web site quando meglio lo ritiene opportuno, quindi da parte nostra dobbiamo il più rapidamente possibile (sempre troppo tardi per i nostri clienti :-)  , adeguare i nostri programmi ai cambiamenti.

Un aumento improvviso di clienti (cioè di alberghi che utilizzano il servizio) , comporta ovviamente un proporzionale incremento di utilizzo di risorse, ed è qui che il modello definito “in-house”  (con questo termine intendo riferirmi  a gestire l’intera infrastruttura con propri server )  ha mostrato immediatamente la corda, soprattutto nei confronti della scalabilità,  rappresentato dalla seguente e semplice equazione :

Incremento improvviso e consistente di clienti = nuovi server + attività sistemistiche di configurazione e manutenzione + costi accessori (aumento di banda, etc)

Ovviamente l’adeguamento alla nuove richieste deve avvenire nel minor tempo possibile, pena la percezione da parte del cliente o del partner che il servizio nel suo complesso sia scadente  o comunque non adeguato ad un target professionale.

I nuovi server vanno acquistati (difficile pensare di averne a magazzino), i sistemisti hanno già attività pianificate (per fortuna) per la settimana e probabilmente anche per le due successive, insomma il tutto diventa assolutamente ingestibile.

La soluzione : Cloud

L’idea di passare in cloud non è balenata all’improvviso è già da un bel pò (più di anno) che testiamo i vari servizi , abbiamo account aperti su Amazon Web Services, Microsoft Windows Azure Platform, GoGrid,  altri li abbiamo testati e o li abbiamo, per il momento accantonati, o li abbiamo chiusi perchè non rispondevano alle nostre necessità.

Per quanto riguarda il passaggio del servizio RoomShop abbiamo iniziato a programmarlo già alla fine di luglio facendo un censimento preciso di tutti i servizi per ognuno dei quali è stato necessario effettuare verifiche di compatibilità.

Sono state proprio queste verifiche che hanno fatto si che , dall’idea iniziale di allocare tutto su un unico fornitore cloud, abbiamo optato per due servizi distinti e cioè :

  • Microsoft Azure :  dove risiedono principalmente i processi per il recupero ed inserimento delle informazioni da e per i portali
  • Amazon Web Services : che abbiamo ritenuto maggiormente affidabile e flessibile per quanto riguarda la gestione del data base

Successivamente abbiamo pianificato due sessioni di interventi a distanza di circa due settimane l’una dall’altra dove prima abbiamo migrato e quindi popolato  Azure Platform, dopodiché lo scorso martedì è stato migrato e popolato Amazon Web Services con il database ed i servizi residui.

Come è andata la migrazione ?

Dal punto di vista generale posso affermare che l’operazione ha avuto successo.
Inutile nascondere che per quanto si possa porre la massima attenzione ad ogni minimo particolare, qualcosa può sempre sfuggire (non tutte le necessarie informazioni sono state raccolte o ci sono state comunicate)  e anche nel nostro caso è accaduto, generando qualche incomprensione (accompagnata da uno sincero  scambio di opinioni) con un nostro partner.

Da notare che a differenza di gran parte delle applicazioni, che per quanto complesse siano,  vivono in confini “finiti” e quindi controllabili, RoomShop (e tutti i servizi che appartengono alla stessa categoria)  naviga in un mare magnum spesso in burrasca.

Ma questa è la sfida che a noi piace.

Qual’è la situazione adesso ?

E’ quella che ci aspettavamo. Tutte le criticità che prima si presentavano generando colli di bottiglia sulle varie parti del sistema si sono brillantemente risolte.

Le richieste arrivano da parte degli albergi e vengono immediatamente, e sottolineo immediatamente elaborate. Una meraviglia.

Sono certo che in Italia adesso siamo uno dei (o forse il) Channel Manager ( è questa la categoria alla quale appartiene il servzio RoomShop) con l’infrastruttura migliore.

E questo soprattutto grazie alle varie competenze e la passione che le persone in Vivido mettono su questo progetto.

Ma ?

E’ ovvio che c’è sempre un risvolto negativo. Qual’è in questo caso ? Bè ovviamente sempre lo stesso cioè il costo. Tutta questa affidabilità, volume di fuoco e scalabilità si paga e si paga cara. Ma questo è un altro argomento che affronterò in futuro  ;-)

Twitter : basta con il cloud computing ?

luglio 26, 2010

La notizia che Twitter entro l’anno costruirà un proprio data center a Salt Lake City trasferendoci (tutta ?) l’infrastruttura operativa è di quelle che sembrano in controtendenza almeno dal punto di vista delle previsioni riportate in rete.

Per quanto ne so, fino ad ora, l’infrastruttura di Twitter è in cloud da qualche parte (sicuramente anche su Amazon Web Services)  e sarebbe interessante conoscere più in dettaglio le difficoltà tecniche incontrate dai sistemisti di Twitter tali da fargli decidere che avere i server sottomano sia garanzia di maggiore affidabilità dell’intero sistema.

Sarebbe interessante proprio per capire se ci sono dei limiti interni al modello cloud o piuttosto se questi sono relativi al modello (parlo dell’aspetto tecnico) Twitter.

RoomShop: aggiornamento della farm

luglio 23, 2010

Per RoomShop (servizio sviluppato da Vivido ) abbiamo pianificato da tempo il passaggio in cloud previsto per il prossimo settembre, dopo aver analizzato l’offerta presente sul mercato la scelta è ricaduta su Microsoft Azure.

In questi giorni stiamo terminando la fase di test, ci sono aspetti molto delicati – come ad esempio l’internalizzazione (gestione corretta della data-ora), la gestione dei backup, etc -  che devono essere verificati con il massimo scrupolo.

Nel frattempo visto il forte incremento delle configurazioni  ( quindi delle strutture alberghiere che utilizzano RoomShop :razz: )  abbiamo dovuto aggiornare l’attuale server farm con altri server che i sistemisti hanno appena terminato di installare . Tutto funziona a meraviglia. Ottimo lavoro.

Amazon Web Services: domande per esperti

aprile 10, 2009

Da qualche settimana stiamo valutando gli aspetti economici, tecnici e di business collegato con lo spostamento dei sistemi e delle nostre applicazioni che attualmente sono allocate in data center verso Amazon Web Services.

Abbiamo aperto un account su AWS e le prime risposte sono sicuramente positive.

Rimangono aperte alcune questioni tecniche che i miei colleghi mi hanno inviato e che io riporto qui, nella “speranza” che qualche esperto  :grin: possa darci una riposta.

1) E’ possibile fare un salvataggio di tutta la mia macchina virtuale in modo che, nel caso in cui io non riesca più a effettuare il boot della mia Virtual Machine, perchè  – ad esempio -  in un momento di pazzia mi sono cancellato un file di boot del sistema operativo,  posso rapidamente ripartire dal salvataggio precedente ( non devo quindi fare niente di più, se non riprendere il salvataggio della VM per rendere nuovamente disponibile la mia applicazione )

2) E’ possibile fare il boot di una immagine ISO ? Esistono molte appliance virtuali già pronte che possono essere bootate da ISO e quindi sarebbe molto comodo poterle utilizzare.

Backup/storage online: un'esperienza positiva

novembre 22, 2008

E’ nello scorso agosto che ho sottoscritto il servizio di backup online Memopal e dopo un periodo in cui mi sono dovuto abituare all’idea che parte dei miei documenti e/o dati albergassero al di fuori dei device di memorizzazione normalmente a “portata di mano” (leggi questo post) e quindi teoricamente sicuri, ho iniziato a salvare online sempre più dati acquisendo sempre maggiore fiducia nel servizio.

Inoltre da qualche settimana è stata rilasciato la versione beta del client Linux che mi tornerà utile quando, dalla prossima settimana, inizierò ad utilizzare il netbook DELL Mini che ho acquistato con Linux a bordo per l’appunto.

Ma veniamo a noi, lo scorso lunedì il mio hard disk esterno della Lacie (il dispositivo vero e proprio è comunque un Seagate) mi è accidentalmente caduto a terra, riducendosi nel modo che la foto descrive “meglio di molte parole” come ha detto Stefano Santini che ne ha dichiarato il decesso.
Essendo a lavorare da un cliente a Isernia ho potuto accedere ai documenti di lavoro via VPN (non siamo così sprovveduti :smile: ), altri file che mi interessavano come ad esempio degli ebook erano solo sul quel disco, anzi no…

Con mia somma soddisfazione, in un momento di lucidità, avevo salvato anche alcune cartelle del Lacie e quindi mi è stato sufficiente collegarmi al servizio Memopal recuperando i file.

E’ chiaro che un professionista dell’informatica si avvale dei sistemi della propria azienda e generalmente non ha difficoltà di questo tipo (a parte che per i documenti personali come nel mio caso), ma per tutti gli altri, i sistemi di backup online sono senz’altro un elemento di comodità notevole.

Giudizio: Vivamente consigliati!

Nuovi servizi di backup/storage online. Fidarsi o no?

agosto 16, 2008

La necessità di poter raggiungere i propri documenti – siano essi personali che professionali – da qualsiasi luogo esiste da molto tempo e per questo che sono state implementate le VPN (Virtual Private Network) che dopo un periodo di “rodaggio” sono arrivate adesso ad un livello di sicurezza ed affidabilità notevoli.

Ma le VPN, per i costi e la complessità tecnica, sono totalmente orientate alle aziende.

Con il crescere di una maggiore mobilità dovuta dalla diminuzione delle tariffe (sempre troppo poco) ed anche da dispositivi più compatti e funzionali – iPhone, EEE PC – stanno nascendo sempre più offerte per servizi di storage e/o backup di dati che si presentano (e sicuramente lo sono ) in modo assolutamente professionale come Memopal, Wuala ed altri ancora, orientati soprattutto – ma non solo – ad una utenza di tipo consumer .

Credo che questi servizi sono orientati sulla giusta strada e cioè quella per l’appunto di essere sempre meno legati ad un luogo fisico ed ad attività estremamente importanti, ma tediose, come i backup dei nostri documenti, però…. eh si c’è un però ho provato a registrarmi ad alcuni di questi servizi, che ripeto si presentano in modo assolutamente professionale – ma nel momento di decidere quali file trasferire in remoto sono stato assalito dalla vecchia, ma decisa, paura di dare in “mano ad altri” le miei preziosissime informazioni, tant’è che non c’è stato niente da fare, il trasferimento non è avvenuto, ed ho chiuso il collegamento rimandando il tutto ad un momento meno pavido.

Badate bene che per quanto riguarda le e-mail utilizzo tranquillamente GMail e questo starebbe a significare che se si tratta di utilizzare una Big* (che sia Google, Yahoo, eBay o Microsoft) lo faccio tranquillamente, quasi che il brand di per se significhi sicurezza, mentre quando si tratta di appoggiarsi ad una start-up per la stessa tipologia di servizio i dubbi crescono a tal punto da impedirmi di utilizzarlo.

Personalmente posso tranquillamente continuare ad utilizzare VPN e servizi di backup della mia azienda, ma faccio questa riflessione mettendomi nei panni di chi invece, studente o consulente che sia, si trovi davanti a questa necessità fondamentale nella gestione quotidiana del proprio patrimonio di informazioni.

Voi come vi comportate ?


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