Il caso Google vs. (?) MasterNewMedia (Robin Good)

In questi giorni ho seguito con estremo interesse la disavventura capitata a Robin Good, uno dei più popolari editori online indipendenti, che gestisce alcuni blog estremamente interessanti che trattano – ormai da alcuni anni  i- n modo estremamente professionale le più svariate tematiche legate alla blogsfera.

In questi anni di attività Robin Good è passato da gestire un one-man blog ad avere una microimpresa con circa 13 collaboratori, e come si può ben immaginare una struttura del genere comincia ad avere dei costi importanti.

La stragrande parte (se non la quasi totalità) del revenue si basa sugli introiti provenienti da Google AdSense il che vuol dire dagli utenti che cliccano sugli annunci pubblicitari presenti sui suoi blog e su quelli provenienti dalla rete di contenuti di Google.

Ebbene poco più di una settimana fa si accorge di avere un improvviso crollo di visite su MasterNewMedia.org il  blog principale.
Robin Good (alias Luigi Canali de Rossi) ed il suo staff si mettono immediatamente al lavoro per comprenderne le cause e per cercare di rientrare nella "normalità" il prima possibile, infatti ogni giorno in più in quella situazione rendeva la situazione drammatica, con la prospettiva di un drastico ridimensionamento se non chiusura dell’attività.

Bhe alla fine tutto si è concluso per il meglio anche se la drammaticità di quei momenti la si può leggere dai post :

Ed è importante sottolinerare le riflessioni che un evento così traumatico ha prodotto in  Robin ed il suo staff:

"Certo, devo fare anche della sana autocritica: Ho capito che devo assolutamente differenziare le nostre fonti di ricavo, così come rinforzare il mio supporto tecnico e l’attività di controllo della qualità, ma anche se facessi soltanto il 40 o 50% delle nostre revenue da Google (invece del 85%) avere un cliente in una posizione di quasi monopolio che può chiudermi la porta in faccia senza nessun avvertimento o spiegazione è qualcosa di infernale.

Non solo perché mette in pericolo nello spazio di alcune ore/giorni l’incredibile lavoro volontario che individui non pagati hanno fatto per molti anni della loro vita, ma anche perché rischia di uccidere gli outlet di produzione di contenuti d’alta qualità portati avanti con energia, che sono vitali per il successo di Google stesso e del suo modello di advertising."


Conclusioni

Google è parte importante della rivoluzione che sta avvenendo in Internet, ma in maniera più o meno inconsapevole sopratutto per alcune nuove professioni, si può rivelare anche la causa della loro morte.
Quindi darwinianamente, proprio partendo da casi come questi, assisteremo alla nascita di una nuova consapevolezza  che  necessariamente  attiverà  la creatività collettiva  su come creare  revenue dalle attività on line
bypassando la grande industria internettiana.
 

Che Cosa E' Un RSS: I Feed Spiegati In Parole Povere – Video

Trascrizione Integrale In Italiano

Internet ha dei problemi.

Technorati dice che ci sono 50 milioni di blog, e come puoi vedere, questo numero continua a crescere.

La situazione sta diventando opprimente.

Lo show di oggi riguarda un nuovo ed efficiente modo per tenersi in contatto con tutti questi pusblisher di contenuti che stanno rivoluzionando la rete.

Ti parlerò di due modi per conoscere in ogni momento cosa sta succedendo nel Web.

C’è il modo lento e tradizionale – Boooo. Poi, c’è un modo nuovo e rapidoSiii…evviva! – Ecco la differenza fra il vecchio ed il nuovo modo.

Il vecchio modo

Vediamo te e i tuoi siti web preferiti. Quando accendi il tuo pc cerchi qualcosa di nuovo. Visiti i tuoi blog preferiti. Qualcosa di nuovo? Nulla. Visiti i tuoi siti di news favoriti. Qualcosa di nuovo? Niente. Ogni volta che cerchi qualcosa di nuovo e non trovi nulla, hai perso del tempo utile. Questo è il vecchio modo.

Il nuovo modo

Ora considera il modo nuovo e rapido; si tratta di prendere queste frecce e voltarle verso un’altra direzione. Ciò significa che gli aggiornamenti dai blog e dai siti di news viaggiano nella tua direzione. E’ come Netflix in confronto alle videoteche.

Quindi, stiamo parlando di un unico sito web che diventa il tuo luogo virtuale di riferimento dove leggere tutti gli aggiornamenti provenienti dai tuoi siti web preferiti.

Ci sono due passi per iniziare [con gli RSS].

1) Il primo passo è avere un luogo virtuale dove leggere i nuovi post.

Questo è un sito web chiamato reader – lettore [RSS reader].

E’ gratuito e tutto ciò di cui hai bisogno è un account. Userò un sito chiamato Google Reader. Vi descrivo l’interfaccia.

La lista dei miei siti preferiti è sulla sinistra, e sulla destra posso navigare in un singolo luogo virtuale, attraverso tutti i nuovi post che provengono dai miei siti preferiti. Quindi, per completare il primo passo, devi iscriverti. Google Reader, Bloglines, Newsgator, My Yahoo! sono ottimi punti di partenza.

2) Il secondo passo, è di impostare una connessione tra il tuo lettore ed i tuoi siti web favoriti. L’impostazione di questi collegamenti viene definita processo di sottoscrizione, ed è davvero importante. Praticamente ogni blog o sito di news offre la capacità di sottoscrivere il loro feed, di modo tale da ricevere gli aggiornamenti direttamente nel tuo lettore.

Per impostare queste sottoscrizioni, devi cercare solamente delle piccole icone divertenti. Questa è quella standard colorata di arancione. Potresti vedere anche queste. Queste piccole icone sembrano dire, "Ehi guarda! Sottoscrivimi! Posso farti risparmiare tempo!" Una volta che hai trovato uno di questi pulsanti sui tuoi siti web preferiti, cliccaci sopra e la pagina che appare ti darà tutto ciò di cui hai bisogno per sottoscrivere questi contenuti.

Dopo aver cliccato il pulsante, potrebbero apparire due tipi di pagina.

a) Questa fornisce un accesso con un singolo click per effettuare la sottoscrizione.

b) L’altra pagina che probabilmente puoi vedere è simile a questa – con del codice. Se vedi questa, copia l’indirizzo in alto alla pagina, vai sul tuo lettore e cerca un link o un pulsante chiamato "Add Subscription" o "Add Feed." Cliccaci sopra e incolla l’indirizzo nel tuo lettore.

Così, una volta che hai aggiunto questa sottoscrizione e quindi stabilito una connessione, nuovi post inizieranno ad arrivare al tuo lettore e capirai perchè questo è il modo nuovo e rapido per leggere il web.

Questo processo può creare dipendenza, quindi occhio!

Un breve riassunto.

Due sono le cose che devi fare:

Numero uno iscriverti ad un lettore.

Numero due, andare sui tuoi siti web preferiti, cliccare sull’icona e sottoscrivere il feed.

Video originale di Lee e Sachi Lefever – trasmesso per la prima volta sul CommonCraft Show il 24 Aprile 2007 con il titolo: "RSS in Plain English". Trascrizione tradotta in italiano da Alessandro Banchelli e pubblicato su Masternewmedia

Il Web 2.0 è un laboratorio (opportunità ed errori – da evitare -)

Web 2.0 è un laboratorio
Non esistono modelli di business affermati, maturi stabili (quando sarà chiaro quali saremo arrivati al Web 4.0)
E’ un laboratorio sperimentale  dove si testano nuove soluzioni di business  ed economiche : molti test falliti e grandi ROI dai pochi esperimenti che funzionano.

Web 2.0 come opportunità di business
Purtroppo e per fortuna bisogna sperimentare

    – sia sul prodotto
    – che sul modello di business

Purtroppo e per fortuna bisogna sperimentare
Ottendo servizi che portano benefici reali e tangibili agli UTENTI/CLIENTI

Avendo però a disposizione a costi bassi (più bassi che nell’1.0)

    – strumenti di marketing e di distribuzione (es. social networking, free account, blog)
      – fattori di produzione come infrastruttura, banda, software (sw open source), risorse

che consentono di operare a costi di investimento inizialmente ridotti.


Business model – Top ten (geek) mistake

1. Pensare all’exit  come modello di business (se non siete un Venture Capitalist). Lo faccio  e lo vendo veloce. Si tratta di una tecnica magari redditizia ma speculativa oltre che rischiosa (se non c’è business dare il pacco a qualcuno non è semplice).

2. Ad Sense ovunque: es. Adversiting contestuale anche per applicazioni

3. Confusione fra Marketing model e business model: Il marketing è la chiave per la massa critica ma non è il business model. Free per forza? No si può partire anche da subito chiedendo soldi. Il free è un costo di marketing.

4. Pensare solo nell’ottica di un Product/Service business model e non nell’ottica di Company business model: Blogger, la Toolba o Campfire non portano direttamente denaro a Google e a BaseCamp ma indirettamente supportano in qualche modo il business

5. Pensare (solo) geek: disinteressarsi del business  o pensare di fare tutto da soli ecc. Utile avere in squadra sia un tech geek che un biz geek. Errore tipico dei tech geek : paragonare i dati di traffico all’audience tv e non analizzare il cliente e come fruisce del mezzo per il suo utilizzo.

6. Non avere un piano (un business plan anche su carta di formaggio) e quindi fare i conti troppo tardi (costi ricavi quelle robe li).

7. Pensare che l’idea sia fondamentale e che ci sia il rischio che te la freghino. Non è vero, è fondamentale avere i mezzi per metterla in pratica bene. L’idea di per se non vale nulla.

8. Cercare di avere un’idea che nessuno ha mai avuto. Avere concorrenza (C’è già!) non è una cattiva notizia, la cattiva notizia è se loro sono bravi ed il mercato maturo. Se una cosa ce avete in testa non esiste al mondo più probabilmente è perchè non serve a nessuno.

9. Credere di sapere come deve essere disegnata un’applicazione, la tua opinione anche se sei un design guru, conta avere solo bene chiaro in testa chi è il tuo target chi sono i tuoi clienti e studiare cosa fa, cosa pensa, cosa vuole (oltre che l’intuito quel che serve è chiedere e vedere che cosa è successo utilizzando benchmark/best practice)

10. Credere che "If you build it they will come". Non è detto! Un servizio troppo di nicchia o troppo fotocopia o non è migliore degli altri, avrà difficoltà ad affermarsi. Non si parla mai delle feste andata a buca, ma solo dei rave superaffollati.

tratto da un documento presentato da L.Grivet come Talk al Barcamp di Torino il 2 dicembre 2006.