Tesla, Apple e Facebook saranno tradabili con propri token su DX.Exchange

DX.Exchange è una nuova piattaforma di exchange che a partire dalla prossima settimana offrirà agli investitori la possibilità di tradare 10 azioni quotate al Nasdaq e fra queste, Apple, Tesla e Facebook.
L’attività di trading sarà possibile al di fuori degli US e anche quando i mercati sono chiusi.

I token saranno basati sulla blockchain di Ethereum.

DX.Exchange ha base in Estonia e Israele, ed hai nei suoi piani, dopo il Nasdaq, di espandersi alle borse di Tokyo ed Hong Kong.

Daniel Skowronski, CEO di DX.Exchange, afferma che non necessita di permessi dagli Americani per offrire i servizi, perchè DX non opera negli Stati Uniti e continua dicendo che questo è solo l’inizio di un merging fra il mercato tradizionale con la tecnologia blockchain.

E’ parte della tokenizzazione dell’economia che comporta la trasformazione di asset appartenenti al mondo reale, (come immobili, opere d’arte, etc) in contratti digitali che utilizzano la blockchain.

Questa potrebbe essere una delle chiave della crescita del 2019.

 

Fonte: https://www.bloomberg.com/news/articles/2019-01-03/tesla-stock-on-a-blockchain-offers-hint-of-where-crypto-s-headed

I canali digitali che ho seguito con maggiore interesse nel 2018

2019-elenco-canali-più-visti

Nella mia più totale incostanza sia in termini di frequenza che di contenuti che ha sempre caratterizzato questo blog, avevo comunque un rito che consisteva nel pubblicare, agli inizi del nuovo anno, l’elenco dei blog che avevo seguito più assiduamente (questo è l’ultimo post del gennaio 2016).

Nel frattempo ho cambiato abitudini ed ormai da circa un paio di anni la lettura dei blog si è ridotta ed è stata affiancata dai canali YouTube e dai Podcast.

Questo non significa che non leggo più blog, ma utilizzando Feedly, mi serve soprattutto per raccogliere informazioni su argomenti – principalmente professionali – che più mi interessano.

L’aspetto ludico (insieme a quello informativo/formativo) è costituito YouTube, mentre i Podcast gli uso prevalentemente per la parte formativa e non per quella ludica, almeno per il momento.

In termini di tempo dedicato,  i Podcast vincono a mani basse, al loro ascolto dedico non meno di un’ora al giorno sfruttando tutti i tempi morti, principalmente legati agli spostamenti.

Ecco la lista:

Blog:

Alberto De Luigi 
CCN
CryptoSlate 
Francesco Simoncelli’s Freedonia
Funnyking Paolo Rebuffo
IL GRANDE BLUFF
Movimento Libertario
The Cryptonomist

 

Canali YouTube:

Blockchain Caffè
CaseyNeistat
Cointelegraph
Filippo Angeloni
Ivan on Tech
Koinsquare
Luigi Tecnologo
Luis
Marcello Ascani
Marco Cavicchioli
Marco Montemagno
Mir
Nicolò Balini
Stefano Bassi
The Crypto Gateway
yotobi
Zaragast In the cryptoverse

Podcast:

6 Minute English
Epicenter – Weekly Podcast on Blockchain
Fintech 24
Il falco e il gabbiano
Il Mordente
Il Truffone
Mettiamoci la Voce!
Passione Podcast
Strategia Digitale
Talent Bay – Storie di Talenti: Lifestyle 

 

 

Hashing Power, Proof of Work, Dump: Mix Pericoloso per Bitcoin?

Il mio socio Paolo Ciccioni ha postato nei commenti di questo video di Marco Cavicchioli

Metto qui una riflessione (molto complottista) che mi è venuta in mente visto la situazione attuale di hashing power e prezzo del bitcoin.

Se il prezzo del bitcoin cala, minare un bitcoin diviene sempre meno profittevole, quindi (visto che oramai minare è un business che deve produrre profitto) le aziende che minano dovranno per forza chiudere (cosa che di fatto sta già accadendo).

Il fatto è che l’hashing power potrebbe non diminuire in modo distribuito nel modo.

Ora il potenziale problema è che qualche stato (ipotizziamo la Cina) potrebbe sovvenzionare le aziende in perdita per far restare comunque aperte la mining farm e arrivare ad una situazione in cui quasi tutto l’hashing power è concentrato in poche farm geolocalizzate in un unico stato.

E’ vero che la difficoltà si adatta (diminuisce) in funzione della diminuzione dell’hashing power ma questo avviene ogni due settimane (mi sembra) e nel frattempo il solito Stato potrebbe di proposito aumentare la potenza delle proprie farm per non far diminuire troppo l’hashing power.

Il fine di tutto questo potrebbe essere quello di far morire il bitcoin e tutta la filosofia crypto-anarchica legata ad esso.

Come la vedete?

 

Riflessione che trovo interessante e per niente complottista, questo perchè allo stato attuale potrebbe essere uno scenario possibile.

I capitali che possono in qualche modo supportare aziende in perdita, possono non solo provenire da Stati Sovrani – con un sistema di potere centralizzato -, ma anche da aziende private e/o organizzazioni fuorilegge.

La logica del consenso basato sul p2p (il PC casalingo, o poco più, che era alla base del consenso all’inizio di questa avventura) con il passare del tempo ha lasciato spazio all’industria del mining che ha contribuito alla costruzione dell’attuale ecosistema, formato da aziende miliardarie, vedi Bitmain, che dovrebbero aderire alle leggi di mercato, alla cui base c’è la elementare equazione che i costi non possono superare i ricavi o, per essere più precisi, lo possono fare fino a quando le riserve non sono state consumate e comunque in una situazione nella quale eventuali investitori credono nel progetto sostenuti dalle prospettive potenziali di mercato.

Ma essendo il prezzo della cryptovaluta un elemento fondamentale alla base della sostenibilità del business dell’industria del mining, il protrarsi di una situazione di mercato che non presenta profittabilità a medio termine, potrebbe porre le condizioni di una centralizzazione controllata del mining?

A mio parere la risposta è affermativa!

E se le Banche chiudessero le “porte” al Bitcoin: un bene per tutta la crypto economia

Qualche giorno fa mi trovavo alla presentazione del libro “Il Livello Zero in Economia e Politica” di Stefano Tonelli e durante la parte di domande e risposte si è parlato delle sempre maggiori difficoltà nel prelevare , quindi cambiando da crypto a moneta fiat (euro, dollaro , sterlina,  yen, etc) , soprattutto per chi ha importi di una certa consistenza, riportandoli sui propri conti bancari tradizionali.

A quel punto ho immaginato uno scenario estremo dove le banche centrali FED, BCE, etc impongono alle banche nazionali di non accettare, ne in ingresso ne in uscita, bonifici nei confronti degli exchange (le piattaforme che permettono l’acquisto e lo scambio fra cryptovalute e monete fiat e una cryptovaluta ed un’altra).

Ho pensato, male che vada c’è sempre la possibilità di spendere mediante carte di credito/debito che accettano di essere alimentate con cryptovalute, ma immaginiamo che sempre per accordi internazionali anche queste vengano bloccate (la realtà poi pare che inizi a superare la fantasia,perchè sempre nei giorni scorsi un gateway del circuito VISA ha tolto questa possibilità a molte carte che si appoggiamo a wallet in crypto).

Quindi in questo scenario apparentemente apocalittico, ad un certo momento  non si entra e non si esce.

Immagino che dopo i primi momenti di smarrimento o di vero e proprio panico (posso solo immaginare, frequentandoli assiduamente, il delirio nei gruppi Telegram e nei canali Youtube) di chi è rimasto intrappolato all’interno di quello che ormai è diventato un recinto con i cancelli chiusi.

Questi ingabbiati appartengono a categorie del tipo:

  • Chi c’era per investimento e magari anche con grossi importi
  • Che stava realizzando progetti

Tolti coloro che sono entrati sull’hype dell’ultimo minuto, all’interno di questo recinto ci sono variegate competenze ed intelligenze, che fortemente stimolate da questa situazione estrema inizieranno a far frullare le menti alla ricerca di una soluzione, apportando una enorme accelerazione a quella che era l’idea originaria alla base della blockchain, quella di avere dato vita ad uno strumento che avrebbe potuto cambiare radicalmente il mondo per come lo conosciamo, alla stregua delle più grandi invenzioni della nostra storia.

E’ vero che qualcuno può dire: “Ok ma è pur sempre possibile comprare su internet”.
Questo è vero per piccoli importi, ma qui si tratta di avere la possibilità di godere di ben altri importi riportanto il valore aggiunto in beni materiali, come acquistare immobili, terreni, etc e questo lo puoi fare, al momento, solo con moneta fiat.

Quindi non è sufficiente aver creato tutto questo pò pò di mondo solo per comprare qualche ebook, o un PC in qualche marketplace illuminato.

E’ questa l’occasione per andare velocemente oltre le crypto come investimento o speculazione a breve, ma si rende necessaria la creazione di una reale nuova economia.

Una nuova economia che non necessita di interfacciarsi con le monete fiat e che sia bastante a se stessa, con la quale sia possibile acquistare i beni di prima necessità, piuttosto che il superfluo, pagare gli stipendi e finanziare le imprese, tutto questo senza la necessità delle governance tradizionali.

Questa è la vera Rivoluzione che si impone con la Blockchain e che necessita di essere approfondita, alla pari degli aspetti tecnici e ben oltre quelli di trading ed investimento.

Un ringraziamento va Francesco Carbone ed al suo podcast Il Truffone che mi ha permesso di conoscere un aspetto dell’economia, nello specifico la scuola Austriaca, che semplificando si basa su qualcosa di forte che è il Buon Senso. Vi consiglio di ascoltare tutte le puntate, tutte molto interessanti.

Bitcoin: Troppi fork non (f)vanno bene?

 

Questa immagine oltre ad essere divertente in parte riassume la recente storia del brand Bitcoin.
Dalla nascita fino al 1° agosto scorso c’era solo Lui, IL bitcoin.

Poi è nato Cash, poco dopo Gold e proprio ieri è nato, anzi no è abortito, Segwit2x.

In queste ultime settimane si sente affermare che questi fork non servono a niente, arricchiscono solo chi li “organizza” quindi miners e/o alcune comunità “dissidenti” di developer. Il che a mio parere è vero.

Inoltre nessuna di queste nuove versioni risolve appieno la problematica più importante di Bitcoin cioè la scalabilità, la velocità di esecuzione delle transazioni.

Ognuno di questi fork apporta dei cambiamenti, ma non così significativi da poter affermare di aver raggiunto la soluzione ultima ai “temporanei” limiti del bitcoin storico.

Discutere è sempre utile e necessario, ma è altrettanto vero che se tutto questo succede è perché, volenti o nolenti, in questo mutevole e nuovo mondo delle blockchain e cryprovalute, da qualche parte si aprono degli spazi di riflessione, che teorizzano un’idea, attorno alla quale viene cercato il consenso e quando si ritiene che questo possa essere anche solo sufficiente, queste piccole comunità passano alla parte operativa, cioè il fork.

Ora, ripeto, si può dibattere all’infinito, ma visto che la motivazione fondante dell’ecosistema blockchain è libertaria, quasi nella sua accezione più pura, si può solo concludere con “Keep Calm è Il Mercato Bellezza”.

Pertanto se da un lato possiamo essere parte attiva di questo nuovo e affascinante movimento, dobbiamo sempre ricordarci che nessuna delle sue parti è tutto il movimento. Quindi ci sta che in alcuni casi possiamo solo essere spettatori di eventi – come ad esempio questi fork – , ma altresì dobbiamo essere consapevoli che da qualcuno, da qualche parte sta già realizzando qualcosa che al momento non riusciamo nemmeno ad immaginare.

Cryptovalute: differenze con i mercati tradizionali e nuovi comportamenti

 

Da quando il bitcoin sta trascinando l’hype sull’intero mondo delle cryptovalute iniziano, da più parti, raffronti e confronti con i mercati tradizionali.

In questi mercati quelli più frequentati dai retailer, ossia i piccoli investitori, ci sono l’Azionario ed il Forex.

Nel mercato Azionario hanno importanza i volumi di scambio, i fondamentali (i bilanci dell’azienda, gli utili, gli investimenti , etc.) , il management della società che ha emesso il titolo, quindi hanno importanza molteplici fattori che ci consentono in qualche modo di fare delle previsioni, mentre nel Forex (il mercato delle valute) molti di queste informazioni vengono a mancare ed è un mercato senza dubbio molto più tecnico.

Il mercato delle cryptovalute e intendo con questo termine quelle che si basano sulla propria blockchain come Bitcoin, Ethereum, Litecoin, etc , (non prendo quindi in considerazione i token ERC20 quelli sopratutto legati alla blockchain di Ethereum per i quali è necessario un discorso a parte), ha creato una nuova categoria che è un mix fra il mercato delle valute, perchè ogni crypto viene scambiata esattamente come una coppia di monete sul Forex, ed il mercato azionario, perchè dietro ad ogni crypto c’è un sistema fatto da fondazioni, miners, sviluppatori, che se anche non sono assimilabili ad una azienda, in qualche modo le scelte di alcuni di loro influenzano la stabilità e/o il futuro di quella particolare crypto, e quindi possono essere paragonabili ai fondamentali del mercato azionario.

Quindi l’approccio che si deve avere per frequentare il mondo delle crypto e molto diverso da quello necessario per affrontare i mercati tradizionali.

E’ un’attitudine più da hacker che da analista dei mercati, anche solo per il fatto che i canali dove si elabora e costruisce l’informazione molto spesso vanno scovati,  fra forum, chat Telegram, YouTube, Twitter (social che sembrava in disarmo, ma che si sta rivelando estremamente importante per tenersi aggiornati, ma anche – e sembra strano – per dibattere su questi argomenti) e alle community – ne stanno nascendo anche private e a pagamento – che si stanno creando dietro a piccoli gruppi di pionieri, che hanno deciso di orientare la loro vita professionale verso questo nuovo mondo, abbandonando completamente le vecchie occupazioni.

E’ tutta una realtà , perchè di questo si tratta di una realtà, in continuo fermento, dove stanno nascendo progetti, idee, e per l’appunto categorie di comportamenti completamente nuovi,  ed è l’occasione per i giovani, ma più in generale per chiunque al di là dell’aspetto anagrafico, ha il desiderio di sperimentare una nuova opportunità all’interno della quale misurarsi.

Non perdiamo il momentum 🙂