NEWS: Thomas Bertani parla di: Conferenza ETHDenver; DeFi; novità su Eidoo

Tratto dalla trasmissione Crypto Focus su Le Fonti TV del 18 febbraio 2020

con ospiti Federico Izzi e Thomas Bertani

Thomas Bertani ha fatto un resoconto della sua partecipazione all’evento ETHDenver.
Lo scorso anno l’hackaton di questa conferenza è stato vinto da POOL TOGETHER https://www.pooltogether.com/e quest’anno ha ottenuto molto interesse. Si tratta di una lotteria del tipo win-win dove l’importo della scommessa viene depositata in contratti DeFi, chi vince prende il guadagno derivante dagli interesse dei depositi e chi ha scommesso riprende la sua scommessa.

Flashloan è un metodo dove puoi prendere in prestito anche milioni di dollari senza mettere nessun importo come collaterale.
L’importante che tu restituisca la cifra presa in prestito all’interno di una transazione. E’ perfetta per fare arbitraggio.
Se non restituisco la transazione fallisce.
E’ esattamente il contrario di quello che succede nella finanza tradizionale.
E’ una funzionalità dalle enormi potenzialità tutte da scoprire.

Crosschain un altro argomento caldo di Denver.
pToken… permette ad asset presenti su varie blockchain di essere interoperabili fra loro, al momento ci sono circa 15-20 progetti concorrenti. (ndr: a dimostrazione che l’idea è buona)
Novità per quanto riguarda EIDOO:

  • L’integrazione con gli hardware wallet è prevista ma ci vorrà ancora un pò di tempo
  • Cash Out  è stato lanciato oggi.  Converte da FIAT a crypto (Cash In – converte  da crypto in FIAT). Supportano bonifico istantaneo e commissioni bassissime (fino a fine febbraio 2020 sono zero per il lancio)

Un caso d’uso può essere il seguente:  Si effettua bonifico istantaneo il cui importo viene depositato in una stable coin (ex. DAI che ha un interesse medio dell’8%) e fra un anno si procede a convertirli in euro portando a casa un guadagno.

Alla domanda “e le banche come reagiranno”, la risposta è stata secca e corretta a mio giudizio “come per il fintech , si adegueranno” 🙂

A breve EIDO rilascerà una carta di debito, che avrà delle caratteristiche di unicità. Prima di tutto sarà una carta DeFi, anche se collegata ai circuiti tradizionali MasterCard e VISA, ma anche appunto al mondo DeFi. Non sarà collegato ad un conto bancafio ma al proprio wallet dove l’utente – per alimentare la carta di debito – preautorizzare Eidoo a trasferire i fondi desiderati dal wallet alla carta stessa

Capitalismo o Anticapitalismo: solo calmandosi si può capire chi ha ragione

Nell’ Episodio 138 del podcast Il Truffone di Francesco Carbone è interessante la risposta di Bernardo Ferrero – il protagonista di questo episodio – alla contestazione che uno studente – dichiaratamente anticapitalista – ha fatto ad una presentazione di Simone da Re in una scuola pubblica su “Bitcoin sul terreno culturale da cui è nato”.

Alcuni passaggi letti da Francesco Carbone della contestazione:

“Provo profonda amarezza nel sentire ragionamenti di economia che portano il capitalismo all’estrema potenza fino all’anarchia, quel capitalismo che ha portato l’ingiustizia nel mondo, la sofferenza tra i poveri e l’ozio tra i ricchi. […]
Quel capitalismo che calpesta i diritti umani, quel capitalismo che anche nei paesi più ricchi distrugge le piccole realtà imprenditoriali che sono il fattore centrale di un tessuto economico di un luogo per accentrare e massimizzare i guadagni nelle mani di pochi. […]
Quel capitalismo che non ha etica, non ha morale , non ha buon senso se non quello dei soldi.”

Francesco Carbone invita l’ospite a dare un consiglio al suo quasi coetaneo. La risposta di Bernardo Ferrero è articolata e brillante, soprattutto nella parte finale dove dispensa un consiglio utile a tutti noi:

Leggendo quelle parole di questo giovane mi sono venuti in mente due libri essenziali, il primo è di Mises “La Mentalità Anticapitalistica” del 1956, attualissimo infatti lui spiegava come tra le masse si era diffuso un sentimento profondamente anticapitalistico dovuto in parte all’invidia e anche all’ignoranza del processo economico, ma soprattutto mi è venuto in mente un libro scritto ancor prima è “La Ribellione delle Masse” di José Ortega y Gasset scritto negli anni 20 del secolo scorso, dove egli cerca di descrivere l’uomo di massa di quel tempo che secondo me assomiglia moltissimo proprio a questo giovane che vive oggigiorno.

Ortega y Gasset diceva che sostanzialmente la ricchezza prodotta nel mondo nell’Ottocento aveva fatto sì che le persone nel Novecento nascessero in un mondo talmente perfetto e talmente produttivo e complesso, che non potendone capire profondamente i meccanismi avrebbero dato questo mondo per scontato, cioè l’avrebbero preso un pò come l’aria e in un punto descrive il seguente evento “Nelle sommosse che la carestia provoca le masse popolari cercano di procurarsi il pane, e il mezzo a cui ricorrono suole essere quello di distruggere i panifici“.
Bene, questo passaggio di Ortega y Gasset riflette molto in questa mentalità che tutt’ora è prevalente.

Cosa gli direi a questo studente? Innanzitutto che il capitalismo si basa essenzialmente sulla proprietà privata e la libertà di scambio.

Queste sono le due istituzione sostanzialmente capitalistiche, che poi danno luogo alla specializzazione, all’accumulo di capitale e via dicendo.
E nel capitalismo – questa è una domanda che si faceva anche Mises – chi è veramente sovrano? E’ il grande imprenditore? E’ il ricco? E’ il lavoratore? Chi è il vero Sovrano?
E Mises per dare risposta a questa domanda usava l’analogia del Timoniere e del Capitano.
Immaginiamo che il capitalismo sia una barca, ebbene il Timoniere chi é? E’ l’Imprenditore, che è colui che effettivamente attraverso il risparmio suo o di altri crea l’attività economica, vale a dire investe risorse le trasforma e produce un bene di consumo.
Però lui essenzialmente è solo un timoniere, perchè alla fine sarà il Consumatore, comprando o smettendo di comprare un prodotto, piuttosto che un altro a determinare il suo successo economico, vale a dire il consumatore è colui che in un certo senso guida l’imprenditore a produrre in maniera più efficiente e economica. Ma è essenziale capire che è il consumatore colui che è il Sovrano.
E chi è il Consumatore? Il consumatore siamo tutti noi, sono le masse.
Difatti Mises definiva il capitalismo come “la produzione di massa per la massa”.

Quindi pensare che siano i grandi imprenditori coloro che nel capitalismo governano o dominano è sbagliato. Ma non solo questo. Più si fa piccolo il mercato e più si fa grande lo stato, quindi più interventismo c’è, più i grandi imprenditori si avvantaggiano proprio a discapito dei piccoli imprenditori. Questa è una grande lezione che poi si può anche incontrare non solo nella Scuola Austriaca, ma anche nella scuola della Public Choice di Buchanan etc e l’idea è che i grandi imprenditori e le grandi imprese che hanno più posti di lavoro da far vedere, hanno chiaramente una capacità di negoziare con il burocrate di turno, molto maggiore rispetto ad un piccolo o minuscolo imprenditore, addirittura anche nei confronti di chi ancora non ha iniziato la propria impresa ma che vorrebbe entrare nel mercato, ed è chiaramente lui la persona che ci perde di più dal coinvolgimento dello stato nell’economia.

Quindi chi trae beneficio dal capitalismo? Sostanzialmente la grande massa, e come diceva Walter Williams “prima del capitalismo il modo con cui le persone accumulavano grandi ricchezze era il saccheggio o la spoliazione o la riduzione in schiavitù del prossimo, e il capitalismo invece ha reso possibile diventare ricchi non saccheggiando il prossimo, ma servendolo.”

Io gli consiglierei innanzitutto di calmarsi, intendo con questo di calmarsi dal punto di vista interiore quasi spirituale, perchè solo calmandosi uno riesce a studiare i veri processi economici, solo calmandosi uno può essere obbiettivo e razionale e non chiudere gli occhi davanti all’evidenza

Tesla, Apple e Facebook saranno tradabili con propri token su DX.Exchange

DX.Exchange è una nuova piattaforma di exchange che a partire dalla prossima settimana offrirà agli investitori la possibilità di tradare 10 azioni quotate al Nasdaq e fra queste, Apple, Tesla e Facebook.
L’attività di trading sarà possibile al di fuori degli US e anche quando i mercati sono chiusi.

I token saranno basati sulla blockchain di Ethereum.

DX.Exchange ha base in Estonia e Israele, ed hai nei suoi piani, dopo il Nasdaq, di espandersi alle borse di Tokyo ed Hong Kong.

Daniel Skowronski, CEO di DX.Exchange, afferma che non necessita di permessi dagli Americani per offrire i servizi, perchè DX non opera negli Stati Uniti e continua dicendo che questo è solo l’inizio di un merging fra il mercato tradizionale con la tecnologia blockchain.

E’ parte della tokenizzazione dell’economia che comporta la trasformazione di asset appartenenti al mondo reale, (come immobili, opere d’arte, etc) in contratti digitali che utilizzano la blockchain.

Questa potrebbe essere una delle chiave della crescita del 2019.

 

Fonte: https://www.bloomberg.com/news/articles/2019-01-03/tesla-stock-on-a-blockchain-offers-hint-of-where-crypto-s-headed

Hashing Power, Proof of Work, Dump: Mix Pericoloso per Bitcoin?

Il mio socio Paolo Ciccioni ha postato nei commenti di questo video di Marco Cavicchioli

Metto qui una riflessione (molto complottista) che mi è venuta in mente visto la situazione attuale di hashing power e prezzo del bitcoin.

Se il prezzo del bitcoin cala, minare un bitcoin diviene sempre meno profittevole, quindi (visto che oramai minare è un business che deve produrre profitto) le aziende che minano dovranno per forza chiudere (cosa che di fatto sta già accadendo).

Il fatto è che l’hashing power potrebbe non diminuire in modo distribuito nel modo.

Ora il potenziale problema è che qualche stato (ipotizziamo la Cina) potrebbe sovvenzionare le aziende in perdita per far restare comunque aperte la mining farm e arrivare ad una situazione in cui quasi tutto l’hashing power è concentrato in poche farm geolocalizzate in un unico stato.

E’ vero che la difficoltà si adatta (diminuisce) in funzione della diminuzione dell’hashing power ma questo avviene ogni due settimane (mi sembra) e nel frattempo il solito Stato potrebbe di proposito aumentare la potenza delle proprie farm per non far diminuire troppo l’hashing power.

Il fine di tutto questo potrebbe essere quello di far morire il bitcoin e tutta la filosofia crypto-anarchica legata ad esso.

Come la vedete?

 

Riflessione che trovo interessante e per niente complottista, questo perchè allo stato attuale potrebbe essere uno scenario possibile.

I capitali che possono in qualche modo supportare aziende in perdita, possono non solo provenire da Stati Sovrani – con un sistema di potere centralizzato -, ma anche da aziende private e/o organizzazioni fuorilegge.

La logica del consenso basato sul p2p (il PC casalingo, o poco più, che era alla base del consenso all’inizio di questa avventura) con il passare del tempo ha lasciato spazio all’industria del mining che ha contribuito alla costruzione dell’attuale ecosistema, formato da aziende miliardarie, vedi Bitmain, che dovrebbero aderire alle leggi di mercato, alla cui base c’è la elementare equazione che i costi non possono superare i ricavi o, per essere più precisi, lo possono fare fino a quando le riserve non sono state consumate e comunque in una situazione nella quale eventuali investitori credono nel progetto sostenuti dalle prospettive potenziali di mercato.

Ma essendo il prezzo della cryptovaluta un elemento fondamentale alla base della sostenibilità del business dell’industria del mining, il protrarsi di una situazione di mercato che non presenta profittabilità a medio termine, potrebbe porre le condizioni di una centralizzazione controllata del mining?

A mio parere la risposta è affermativa!

E se le Banche chiudessero le “porte” al Bitcoin: un bene per tutta la crypto economia

Qualche giorno fa mi trovavo alla presentazione del libro “Il Livello Zero in Economia e Politica” di Stefano Tonelli e durante la parte di domande e risposte si è parlato delle sempre maggiori difficoltà nel prelevare , quindi cambiando da crypto a moneta fiat (euro, dollaro , sterlina,  yen, etc) , soprattutto per chi ha importi di una certa consistenza, riportandoli sui propri conti bancari tradizionali.

A quel punto ho immaginato uno scenario estremo dove le banche centrali FED, BCE, etc impongono alle banche nazionali di non accettare, ne in ingresso ne in uscita, bonifici nei confronti degli exchange (le piattaforme che permettono l’acquisto e lo scambio fra cryptovalute e monete fiat e una cryptovaluta ed un’altra).

Ho pensato, male che vada c’è sempre la possibilità di spendere mediante carte di credito/debito che accettano di essere alimentate con cryptovalute, ma immaginiamo che sempre per accordi internazionali anche queste vengano bloccate (la realtà poi pare che inizi a superare la fantasia,perchè sempre nei giorni scorsi un gateway del circuito VISA ha tolto questa possibilità a molte carte che si appoggiamo a wallet in crypto).

Quindi in questo scenario apparentemente apocalittico, ad un certo momento  non si entra e non si esce.

Immagino che dopo i primi momenti di smarrimento o di vero e proprio panico (posso solo immaginare, frequentandoli assiduamente, il delirio nei gruppi Telegram e nei canali Youtube) di chi è rimasto intrappolato all’interno di quello che ormai è diventato un recinto con i cancelli chiusi.

Questi ingabbiati appartengono a categorie del tipo:

  • Chi c’era per investimento e magari anche con grossi importi
  • Che stava realizzando progetti

Tolti coloro che sono entrati sull’hype dell’ultimo minuto, all’interno di questo recinto ci sono variegate competenze ed intelligenze, che fortemente stimolate da questa situazione estrema inizieranno a far frullare le menti alla ricerca di una soluzione, apportando una enorme accelerazione a quella che era l’idea originaria alla base della blockchain, quella di avere dato vita ad uno strumento che avrebbe potuto cambiare radicalmente il mondo per come lo conosciamo, alla stregua delle più grandi invenzioni della nostra storia.

E’ vero che qualcuno può dire: “Ok ma è pur sempre possibile comprare su internet”.
Questo è vero per piccoli importi, ma qui si tratta di avere la possibilità di godere di ben altri importi riportanto il valore aggiunto in beni materiali, come acquistare immobili, terreni, etc e questo lo puoi fare, al momento, solo con moneta fiat.

Quindi non è sufficiente aver creato tutto questo pò pò di mondo solo per comprare qualche ebook, o un PC in qualche marketplace illuminato.

E’ questa l’occasione per andare velocemente oltre le crypto come investimento o speculazione a breve, ma si rende necessaria la creazione di una reale nuova economia.

Una nuova economia che non necessita di interfacciarsi con le monete fiat e che sia bastante a se stessa, con la quale sia possibile acquistare i beni di prima necessità, piuttosto che il superfluo, pagare gli stipendi e finanziare le imprese, tutto questo senza la necessità delle governance tradizionali.

Questa è la vera Rivoluzione che si impone con la Blockchain e che necessita di essere approfondita, alla pari degli aspetti tecnici e ben oltre quelli di trading ed investimento.

Un ringraziamento va Francesco Carbone ed al suo podcast Il Truffone che mi ha permesso di conoscere un aspetto dell’economia, nello specifico la scuola Austriaca, che semplificando si basa su qualcosa di forte che è il Buon Senso. Vi consiglio di ascoltare tutte le puntate, tutte molto interessanti.

Bitcoin: Troppi fork non (f)vanno bene?

 

Questa immagine oltre ad essere divertente in parte riassume la recente storia del brand Bitcoin.
Dalla nascita fino al 1° agosto scorso c’era solo Lui, IL bitcoin.

Poi è nato Cash, poco dopo Gold e proprio ieri è nato, anzi no è abortito, Segwit2x.

In queste ultime settimane si sente affermare che questi fork non servono a niente, arricchiscono solo chi li “organizza” quindi miners e/o alcune comunità “dissidenti” di developer. Il che a mio parere è vero.

Inoltre nessuna di queste nuove versioni risolve appieno la problematica più importante di Bitcoin cioè la scalabilità, la velocità di esecuzione delle transazioni.

Ognuno di questi fork apporta dei cambiamenti, ma non così significativi da poter affermare di aver raggiunto la soluzione ultima ai “temporanei” limiti del bitcoin storico.

Discutere è sempre utile e necessario, ma è altrettanto vero che se tutto questo succede è perché, volenti o nolenti, in questo mutevole e nuovo mondo delle blockchain e cryprovalute, da qualche parte si aprono degli spazi di riflessione, che teorizzano un’idea, attorno alla quale viene cercato il consenso e quando si ritiene che questo possa essere anche solo sufficiente, queste piccole comunità passano alla parte operativa, cioè il fork.

Ora, ripeto, si può dibattere all’infinito, ma visto che la motivazione fondante dell’ecosistema blockchain è libertaria, quasi nella sua accezione più pura, si può solo concludere con “Keep Calm è Il Mercato Bellezza”.

Pertanto se da un lato possiamo essere parte attiva di questo nuovo e affascinante movimento, dobbiamo sempre ricordarci che nessuna delle sue parti è tutto il movimento. Quindi ci sta che in alcuni casi possiamo solo essere spettatori di eventi – come ad esempio questi fork – , ma altresì dobbiamo essere consapevoli che da qualcuno, da qualche parte sta già realizzando qualcosa che al momento non riusciamo nemmeno ad immaginare.