Ma allora il cloud computing è una buona soluzione o no ? Riflessioni post disservizio di Amazon Web Services

Domenica sera il data center europeo con sede in Irlanda di Amazon Web Services (la piattaforma di cloud computing di Amazon, forse una delle prime, di sicuro la più famosa) a causa di una tempesta di fulmini si è trovato nelle condizioni di non poter fornire il servizio a molti dei suoi clienti e fra questi anche noi di Vivido utilizzatori di AWS da molto tempo .

Ovviamente abbiamo immediatamente avvisato i nostri clienti (si tratta di importanti catene alberghiere) sul disservizio che avrebbero dovuto sopportare. E questo è il problema principale e che ci sta più a cuore.

Ma adesso che la situazione di crisi è stata superata vorrei approfittarne per fare alcune considerazioni sull’utilizzo del cloud computing in generale.

E’ ovvio che la prima reazione da parte nostra è quella di disappunto e di impotenza , ed in alcuni casi leggendo i tweet con hastag #aws alcune reazioni sono state anche leggermente scomposte o comunque c’è chi immediatamente ne approfittato per mettere “definitivamente” in discussione il concetto di cloud computing. Comprensibile.

Ma se invece, con un pò di calma, andiamo ad analizzare come noi abbiamo affrontato eventi simili in passato allora ecco che lo scenario si capovolge letteralmente.

Circa un anno e mezzo questi stessi servizi li avevamo in-housing e quando è capitato un evento nettamente meno grave di quello di cui stiamo parlando, ma che ha visto uno storage fermarsi e la contemporanea necessità di inserire più server nel rack per sostituirne altrettanti che non funzionava più a dovere,  ci siamo trovati a dover interrompere il servizio.

Tutto questo in una situazione non programmata, quindi di emergenza, e questo cosa vuol dire in pratica ?

Richiamare alcuni dei nostri sistemisti che si trovavano presso clienti (quindi creando un ulteriore disservizio ) , cercare di recuperare nel minor tempo possibile l’hardware necessario, configurarlo, installarlo, testarlo e se tutto è andato bene (secondo voi ? ) andare in produzione. Tutto questo ha richiesto circa 48 ore di sospensione del servizio.

Nel caso di Amazon Web Service ci siamo dovuti preoccupare principalmente di gestire la comunicazione con i clienti e nel contempo operare alcuni work around consigliati dallo staff di Amazon in modo da anticipare il ripristino in altro modo , se i tempi di lavoro per risolvere il problema originario si fossero dovuti allungare oltremodo.
Ma non abbiamo dovuto vivere la frenesia (per usare un eufemismo) dell’episodio precedente, rassicurati anche dal fatto che un’organizzazione come Amazon Web Services stava seriamente lavorando alla risoluzione del problema.

Ai clienti oltre che tenerli informati sulle novità,  abbiamo inviato l’indirizzo della pagina dove viene visualizzato lo status  dei servizi Amazon in modo che potesse informarsi in tempo reale, con una ricaduta psicologica senza dubbio positiva.

A bocce ferme e al netto delle indubbie difficoltà che i clienti  hanno dovuto subire, il bilancio finale  di questa esperienza non può altro che essere positivo, sia in termini di un approccio più sereno ad un situazione di emergenza che a quello sempre da non sottovalutare dei costi .

 

 

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