The Sandbox: è l’ora di sperimentare

Sandbox sta realizzando un mondo virtuale unico all’interno del quale i giocatori possono costruire, possedere e monetizzare le loro esperienze di gioco utilizzando NFT (token non fungibili) e $SAND, l’utility token che è alla base della piattaforma Sandbox necessario per effettuare le transazioni ed ogni tipo di interazione, che permette ai giocatori di giocare, possedere, governare, scambiare e guadagnare all’interno di questo nuovo metaverso.

Ieri si è conclusa la Wave 1 della vendita pubblica di LAND che ha visto raggiungere un risultato di tutto rispetto con 7,45 milioni di $SAND incassati, corrispondenti a circa un milione e mezzo di dollari.

Le LAND sono letteralmente volate via nell’arco di pochi minuti a testimoniare l’interesse nei confronti di questo progetto.

Ho acquistato una Land con il preciso scopo di effettuare dei test in azienda (dove stiamo formando un team dedicato a The Sandbox) sull’utilizzo dei due strumenti principali quello per creare asset – VoxEdit – e per costruire giochi – Game Maker – all’interno del metaverso The Sandbox, e che nel contempo ci permetta di comprendere bene le dinamiche e le economie che potenzialmente si andranno a strutturare nel tempo.

Ritengo, e lo riteniamo anche in Vivido che questo genere di metaversi basati su NFT e blockchain – fino ad un paio di anni fa ritenuti dalle più importanti società operanti in questo settore come non sufficientemente maturi per realizzare giochi e quindi investirci adeguatamente – in breve tempo riusciranno a dimostrare le loro forti potenzialità, perchè porteranno il giocatore ad un altro livello da mero consumatore della risorsa “tempo” a soggetto attivo con la possibilità anche di avere un ritorno economico.

Meural: vedere gli #NFT come un quadro (digitale)

Da circa due anni in ambito lavorativo ci interessiamo di NFT, ma solo da un paio di mesi ho iniziato ad acquistare le prime opere.

Da subito non mi ha dato soddisfazione il solo fatto di possederle, ma probabilmente è scattata la sindrome del collezionista e quindi anche il desiderio di mostrarle.

E’ stata sufficiente una breve ricerca è sono approdato a questo quadro digitale.

Non ho nessuna intenzione di fare recensioni o unboxing, ne trovate a tonnellate, voglio solo mostrare poche immagini del contesto dove per il momento ho piazzato questa cornice digitale.

Si tratta di una parete della sala riunioni nella sede fiorentina della nostra società.

C’è voluto poco tempo per capire che ho acquistato la versione più piccola (21.5″) di Meural e che sicuramente quella da 27″ era più adatta per quel tipo di superficie.

Le gesture per navigare fra le opere a mio parere è pressochè inutile visto che con l’app è possibile fare tutto quello che serve con meno goffaggine.

Il cavo andrebbe nascosto passandolo all’interno della parete, ma nel mio caso si sarebbe trattato di un lavoro troppo invasivo, quindi ho optato per una copertura mediante oggetti di vario tipo. Ancora non ho trovato la soluzione ideale.

L’effetto invece è piacevole e molto soddisfacente, presumo grazie al brevetto che permette una visualizzazione ottimale e che rende indistinguibile, ad esempio, una pennellata su una tela tradizionale.