Un passo importante nelle console di gestione degli ambienti cloud: CloudStack con CloudBridge gestisce anche AWS EC2

CloudStack è uno dei prodotti di Cloud.com (una delle ultime acquisizioni di Citrix) e più precisamente la console per gestire ambienti private cloud .

Il rilascio da parte di Cloud.com  dell’add-on CloudBridge  (candidate release) permette di accedere agli EC2 di Amazon Web Services e quindi la possibilità di iniziare a controllare/gestire da una unica console anche i public cloud.

La realizzazione di strumenti per una gestione più dinamica e flessibile delle “nuove” piattaforme di cloud computing sta avendo un’ accellerazione notevole, il che significa – immagino – che il mercato lo sta richiendendo.

Starhotels, gli hotel posizionano l’offerta online sulla “nuvola”

Riporto, con estrema soddisfazione, questo post dal blog ufficiale di Vivido.

A partire dal 2006 Vivido ha sviluppato RoomShop una suite di servizi per il mondo alberghiero (pubblicazione delle tariffe e disponibilità sui portali turistici; recupero delle prenotazioni, recupero dei feedback dei propri clienti; controllo della concorrenza) i cui utilizzatori principali sono gli uffici di Revenue Management degli hotel.

Con il passare del tempo per far fronte alle problematiche di scalabilità abbiamo trasferito – agli inizi del 2010 – RoomShop da un data center in housing in cloud.

Fra tutti provider allora esistenti abbiamo scelto Windows Azure Platformdi Microsoft perchè si adatta perfettamente alla tecnologia con la quale abbiamo sviluppato RoomShop,  per le caratteristiche di robustezza e scalabilità dell’infrastruttura e per la trasparenza del modello di pricing.

Una delle esperienze più importanti la stiamo facendo con il nostro clienteStarhotels – una delle più importanti e prestigiose compagnie alberghiere italiane – e Microsoft ha pubblicato questo articolo che descrive  il case study.

Ancora su cloud e disservizi. Come si comportano i fornitori. Il turno di Amazon Web Services e Microsoft Office365

In questo momento dove quasi tutti i grandi player dell’ITC sono attivi o hanno presentato le loro proposte sul cloud è importante seguirli anche nel loro comportamento davanti ai disservizi che inevitabilmente si trovano (e di conseguenza ci troviamo noi clienti) ad affrontare.

Amazon Web Services ad esempio, almeno per quanto ci riguarda ma non dubito che lo abbia fatto con tutti i propri clienti, dopo l’incidente causato da un fulmine agli inizi di agosto, ci ha presentato un (devo dire inaspettato e da noi non richiesta) billing scontato di diverse centinaia di euro.

Microsoft invece per il suo nuovo servizio Office365 ci invia stamani questa e-mail :

Gentile cliente,

L’obiettivo del team Office 365 è di fornire un servizio eccellente a tutti i clienti. L’8 settembre si è verificato un interruzione del servizio globale che ha colpito vari servizi di Office 365. Ci scusiamo per il disagio che questo inconviente ha causato a Lei e ai Suoi dipendenti.

Abbiamo preso l’impegno di comunicare ai nostri clienti, in modo onesto e trasparente, i disservizi e le azioni intraprese per impedirne il ripetersi.

• Cos’è successo?
º Una prima indagine ha rivelato che i clienti non hanno potuto accedere al servizio Office 365 a causa di un problema al Domain Name Service (DNS).

º La durata dell’incidente è stata approssimativamente dalle 20:00 PDT alle 23:30 PDT, lasso di tempo in cui i clienti non hanno potuto accedere al servizio Office 365.

º La Service Health Dashboard è stata regolarmente aggiornata nel corso di questo incidente, mantenendo informati i clienti, benché ci sia stato un breve momento in cui la Dashboard non è stata sempre raggiungibile.

• Quali azioni sono state intraprese per impedire il ripetersi di un simile incidente?

º Il problema alla rete del Data Center è stato risolto e stiamo analizzando la causa.

º Continuiamo a monitorare molto attentamente la situazione generale della rete per garantire ai nostri clienti un servizio di qualità.

Siamo consapevoli che ogni disservizio possa ripercuotersi negativamente sul Suo business. Come segnale concreto di impegno ad assicurare un servizio di alta qualità, Microsoft cambia la procedura di rimborso standard per questo incidente e rimborserà la Sua azienda proattivamente con un credito del 25% sulla fattura mensile. Il credito apparirà su una delle prossime fatture. Non è necessario contattare Microsoft per richiedere il rimborso. La procedura di rimborso può richiedere fino a 90 giorni di tempo.

 

Conclusioni

Oltre che a diffondere le potenzialità tecniche e di risparmio economico delle piattaforme in cloud ,  è  soprattutto  dalle risposte che i forniti di servizi riusciranno a dare al mercato a fronte degli “inevitabili” disservizi che si costruirà la fiducia del potenziale mercato, favorendo la migrazione della aziende in cloud.

Giudizio per il comportamento AWS e Office365 :  Positivo

Unboxing del Chromebook 3G e dintorni

Questo è il post scritto da alcuni sviluppatori del gruppo DevTeam di Vivido e Informa24 sulle primissime impressioni con il Chromebook 3G.

Ieri, martedì 30 Agosto 2011, siamo entrati in possesso del Chromebook.
Queste righe sono state scritte a quattro mani utilizzando Google Docs dalle seguenti persone :
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Giacomo Baccianti
Fabio Ballerini
Riccardo Cappello
Giuseppe Longordo
Claudio Menzani
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Abbiamo creato il video dell’unboxing (lo trovate qui) utilizzando un iPhone 4 per la ripresa.
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Il Chromebook Serie 5 (3G) con Intel Atom N570  1,66 GHz, 2 Go RAM, 16 Go SSD 12,1″, Chrome OS è
stato ordinato l’8 luglio su Pixmania.com la consegna era prevista per  il 25 luglio, ma Pixmania quando
abbiamo chiesto spiegazioni è stata molto trasparente nel fornircele , dandoci anche la possibilità di
recedere dall’ordine.
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ll packaging si presenta molto semplice e vagamente Apple oriented.
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All’accensione è necessario avere a disposizione una connessione wi-fi o  una copertura 3G con la SIM dati
con 3Gb di traffico incluso (che deve essere attivata in un centro 3Italia) fornita da 3Italia, poiché si passa
immediatamente ad un aggiornamento del sistema (evidentemente quello pre-installato non è l’ultima versione)
e qui si parla di circa quindici-venti minuti di attesa.

Il resto qui.

Update: L’attivazione della SIM 3Italia è più complicata del previsto e ancora non siamo a niente.

Nei prossimi giorni effettueremo dei test, e sono quelli che ci interessano di più, collegando il Chromebook ad applicazioni client/server classiche , ( come ERP , MS Office , etc) via Citrix Receiver in modo da accedere da questo nuovo device alle applicazioni aziendali.

Non è un caso che alla presentazione di Chrome OS c’era anche Citrix.

 

Ma allora il cloud computing è una buona soluzione o no ? Riflessioni post disservizio di Amazon Web Services

Domenica sera il data center europeo con sede in Irlanda di Amazon Web Services (la piattaforma di cloud computing di Amazon, forse una delle prime, di sicuro la più famosa) a causa di una tempesta di fulmini si è trovato nelle condizioni di non poter fornire il servizio a molti dei suoi clienti e fra questi anche noi di Vivido utilizzatori di AWS da molto tempo .

Ovviamente abbiamo immediatamente avvisato i nostri clienti (si tratta di importanti catene alberghiere) sul disservizio che avrebbero dovuto sopportare. E questo è il problema principale e che ci sta più a cuore.

Ma adesso che la situazione di crisi è stata superata vorrei approfittarne per fare alcune considerazioni sull’utilizzo del cloud computing in generale.

E’ ovvio che la prima reazione da parte nostra è quella di disappunto e di impotenza , ed in alcuni casi leggendo i tweet con hastag #aws alcune reazioni sono state anche leggermente scomposte o comunque c’è chi immediatamente ne approfittato per mettere “definitivamente” in discussione il concetto di cloud computing. Comprensibile.

Ma se invece, con un pò di calma, andiamo ad analizzare come noi abbiamo affrontato eventi simili in passato allora ecco che lo scenario si capovolge letteralmente.

Circa un anno e mezzo questi stessi servizi li avevamo in-housing e quando è capitato un evento nettamente meno grave di quello di cui stiamo parlando, ma che ha visto uno storage fermarsi e la contemporanea necessità di inserire più server nel rack per sostituirne altrettanti che non funzionava più a dovere,  ci siamo trovati a dover interrompere il servizio.

Tutto questo in una situazione non programmata, quindi di emergenza, e questo cosa vuol dire in pratica ?

Richiamare alcuni dei nostri sistemisti che si trovavano presso clienti (quindi creando un ulteriore disservizio ) , cercare di recuperare nel minor tempo possibile l’hardware necessario, configurarlo, installarlo, testarlo e se tutto è andato bene (secondo voi ? ) andare in produzione. Tutto questo ha richiesto circa 48 ore di sospensione del servizio.

Nel caso di Amazon Web Service ci siamo dovuti preoccupare principalmente di gestire la comunicazione con i clienti e nel contempo operare alcuni work around consigliati dallo staff di Amazon in modo da anticipare il ripristino in altro modo , se i tempi di lavoro per risolvere il problema originario si fossero dovuti allungare oltremodo.
Ma non abbiamo dovuto vivere la frenesia (per usare un eufemismo) dell’episodio precedente, rassicurati anche dal fatto che un’organizzazione come Amazon Web Services stava seriamente lavorando alla risoluzione del problema.

Ai clienti oltre che tenerli informati sulle novità,  abbiamo inviato l’indirizzo della pagina dove viene visualizzato lo status  dei servizi Amazon in modo che potesse informarsi in tempo reale, con una ricaduta psicologica senza dubbio positiva.

A bocce ferme e al netto delle indubbie difficoltà che i clienti  hanno dovuto subire, il bilancio finale  di questa esperienza non può altro che essere positivo, sia in termini di un approccio più sereno ad un situazione di emergenza che a quello sempre da non sottovalutare dei costi .