Google Documenti: Lavorare condividendo i documenti

Da qualche mese ho iniziato il mio progetto personale “Tutto online” il cui obbiettivo finale sarà quello di avere tutti gli strumenti di lavoro di tipo documentale (e non solo) , il corrispondente di Microsoft Office tanto per i intendersi, ed i relativi documenti prodotti completamente online.

Per far questo ho iniziato ad utilizzare Google Documenti (il primo documento inserito risale al 15 ottobre 2006) ed in maniera più specifica il Foglio di Calcolo approfittando del fatto che dobbiamo impostare il budget previsionale 2009 ed un listino per un nuovo servizio che probabilmente rilasceremo agli inizi di ottobre.

Lavorando ho iniziato a comprendere pregi e difetti.

Iniziamo dai difetti, per me che sono cresciuto con i prodotti Microsoft, il Foglio di Calcolo di Google – al momento – è molto più basico e con una operatività diversa che probabilmente, per chi è abituato ad Excel,  avrà all’inizio la percezione di una produttività minore.

E qui terminano i difetti almeno quelli sperimentati fino a questo momento.

Mentre per quanto riguarda i pregi la cosa che mi ha fatto apprezzare in assoluto la modalità di lavoro con i documenti condivisi sta nella “sensazione” che condividendo un documento online questo  rimane costantemente in evidenza, in uno stato di “attenzione” sia da parte di chi lo ha creato sia per chi lo condivide.

E questa, che all’apparenza sembra una semplice sensazione, in realtà è l’elemento più importante, perchè mantiene il documento costantemente in evidenza a tutti gli interessati, a differenza dei documenti scambiati via e-mail o condivisi in una share di rete, i quali una volta depositati o inviati la sensazione che gli accompagna si può riassumere in questa frase “ho adempiuto al mio compito ed adesso il mio file è altrove”. 

E’ vero si che è possibile condividere documenti con i prodotti Microsoft mediante l’uso delle architetture SharePoint  (siano essere Services o Server) ma a parte il fatto che è necessario mettere in piedi un ambaradan incredibile fra server, installazioni, configurazioni, licenze , se avete mai fatto esperienza con quei prodotti vi sarete accorti della estrema pensantezza di quella soluzione  rispetto alla leggerezza di quella proposta da Google.

E’ altresì vero che la soluzione Microsoft è senz’altro molto più orientata alle aziende o comunque al business in generale, ma quello che vorrei sollevare con questo intervento è che non mi dispiacerebbe lavorare in un prossimo futuro in un ambiente di tipo enterprise ma con una operatività leggera come quella che ho descritto .

Ecco una foto di come si presenta il mio account di Google Documenti .

 

Il mio account Google Documenti
Il mio account Google Documenti

Utilizzare Twitter per Help Desk

Quando mi interessa qualcosa che sia un argomento, un prodotto od un servizio,  utilizzo il motore di ricerca di Twitter per monitorare via RSS Feed il “rumore” che quelle parole generano nella timeline.

Nelle ultime settimane, fra i tanti argomenti, mi sto interessando al wiki professionale Socialtext e quindi l’ho subito messo sotto osservazione e, come sta succedendo sempre più spesso, anche le aziende controllano la timeline per carpire – da un canale come Twitter – tutto ciò che li può in qualche modo riguardare.

E da qui nasce anche una nuova forma di Help Desk come quella che riporto nelle due twitterate che seguono.

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La twitter-lamentela
La twitter-lamentela

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La twitter-risposta
La twitter-risposta

Super prestazioni con Citrix XenDesktop e netbook (Asus EEE PC)

Abbiamo realizzato questo video che sarà pubblicato sul blog di Vivido – con relativo post – che mostra le straordinarie performance che si possono raggiungere con un netbook come l’EEE PC nella sua versione base  utilizzando la tecnologia VDI (Virtual Desktop Infrastructure) .

In pratica con un device molto leggero (in tutti i sensi) è possibile connettersi via Citrix XenDesktop e quindi utilizzando il protocollo ICA ad applicazioni che girano in remoto e che non avrebbero assolutamente possibilità di girare con le scarse risorse di un netbook.

Questa è una genialiata pura.

Socialtext una wikimpresa

Nell’ultimo libro che ho letto Wikinomics – del quale parlo nel post precedente – vengono analizzate alcune storie di aziende, una fra queste è quella di Socialtext una società con sede a Palo Alto in California che ha creato una piattaforma wiki orientata alle aziende.

Avendo usato anche altre ambienti soprattutto wikimedia quello su su cui si basa Wikipedia assolutamente piatta (in senso positivo) e democratica ma estremamente basica a partire dall’editing dei testi,  Socialtext introduce degli elementi di novità estremamente interessanti quali ad esempio il concetto di workspace aree di lavoro dove poter organizzare in modo ordinato gli spazi per gli interventi di uno o più utenti, l’utente di tipo amministratore che gestisce gli account di coloro che partecipano allo sviluppo del wiki e soprattutto  una approfondita documentazione sia in formato wiki che screencast.

Il servizio di help desk funziona ed è efficiente.

Il modello di business prevede per :

Small Businesses, Workgroups & Individuals

  • accesso gratuito per un massimo di 5 utenti
  • oltre i 5 utenti un periodo di prova di 14 giorni dopodichè pagamento di “$10/user/mo.”

mentre per Large & Mid-Sized Businesses

  • viene messo a disposizione un appliance in hosting
  • o il cliente può acquistare il proprio appliance per posizionarlo nel proprio datacenter

in questo caso per i costi ci si deve rivolgere al loro servizio commerciale.

In conclusione io ed alcuni pionieri in azienda lo stiamo testando da un paio di settimane e per quanto mi riguarda devo senz’altro dire con soddisfazione.

Il wiki è,  e lo sarà sempre più,  lo strumento principe per quelle aziende che vedono nella cooperazione e collaborazione il futuro del loro modo di fare impresa.

Quindi introdurlo in azienda è già un importante passo avanti, scegliere da subito un buon prodotto spesso aiuta.

Nuove sottolineature – Wikinomics di Don Tapscott & Anthony D. Williams

Ho appena terminato di leggere questo libro che ho trovato estremamente interessante e che consiglio vivamente a tutti coloro che si interessano a come la collaborazione di massa stia modificando il modo di creare prodotti, far circolare informazioni, fare impresa in pratica toccando quasi per intero tutte le sfumature legate ai nostri rapporti sociali.

Come al solito pubblico le sottolineature tratte dal libro in questione e cioè Wikinomics scritto da Don Tapscott & Anthony D. Williams. (ISBN 978-88-453-1384-4).

Uno sviluppatore vintage (io) alle prese con Google Mashup Editor

Da qualche giorno stò sperimentando l’ambiente di sviluppo Google Mashup Editor nato per creare applicazioni appunto di mashup cioè che utilizzano, ad esempio, informazioni presenti su applicazioni “terze” come Google Map incrociandole con altri dati che si possono trovare su Expedia o eBay,  arricchendo di significato la presentazione finale all’utente.

Premetto che sono fortemente arrugginito in fatto di programmazione, sono infatti anni che non scrivo codice che abbia un senso compiuto, ma l’approccio iniziale con l’ambiente GME è stato sicuramente positivo, l’ho trovato semplice molto ben documentato (nel senso di una documentazione sobria e moderna che fa uso anche di semplici screencast).

GME si interfaccia benissimo con tutto ciò che si rivolge al mondo Google come Maps, Base, Foto, Reader, è eccezionale nel manipolare feed Atom/RSS e naturalmente questo è anche il suo limite.

Infatti ho cercato di capire dalla documentazione come e se sia possibile connettersi con altrettanta facilità a sorgenti dati esterne di una certa rilevanza, un data base con milioni di righe per intenderci non il contenuto di un foglio excel, e qui ho scoperto i limiti soprattutto andando a cercare nel forum dedicato al GME che conta ad oggi 752 membri ma con una bassa attività e dove quindi le domande/risposte sono ancora un pò carenti in considerazione anche che il forum è nato nel maggio 2007.

Al momento le applicazioni prodotte sono visibili nella Mashup Gallery – molto basiche – sono allocate sui server di di BigG, anche se Google non esclude, una volta che il progetto dovesse diventare maturo, che il codice prodotto lo si possa installare sui propri web server.

Personalmente continuerò a seguire questo progetto perchè sono molto interessato alla produzione di applicazioni mashup e  una volta superati i problemi di integrazione con il resto del mondo ha sicuramente tutte le carte in regola per assolvere al compito che si propone.