I blog italiani che ho seguito con maggiore interesse nel 2012

Per il quarto anno pubblico la mia personalissima classifica dei blog che ho seguito con maggiore interesse.

L’ordine è quello dal quale l’ho copiati da Google Reader.

Antipasto Hardware Blog
Cocooa
DELBO
Digital Marketing / Venturini
Casual.info.in.a.bottle
Flavio Menzani
Booking Blog
leeander.com
Luca De Biase
Luca Mascaro dot info
Luca Sartoni
manteblog
MicheleCamp-Innovazione e…molto altro!!!
Michele Puccio’s Blog
[mini]marketing
Mirko Bonadei
Napolux.com
oh my marketing!
PierG (aka Piergiorgio Grossi)
Plan Consulting di Patrizio Gatti
Quinta ‘s weblog : Il Blog di Stefano Quintarelli
Radiopassioni
Reti d’impresa
Simone Brunozzi
Vincos Blog
we are social

Reti di Impresa: Stato dell'arte, potenzialità e problemi

Lunedì 22 ottobre si è tenuta una sessione congiunta fra Milano e Firenze del Convegno dal titolo “Insieme per vincere. La sfida della crescita. Una nuova Italia è possibile. Imprese più forti in Rete” organizzato dalle Camere di Commercio delle due città con lo scopo di fare il punto sullo stato dell’arte delle Rete di Imprese in Italia.

Su questo argomento avevo già scritto in passato qui

Ad oggi sono stati stipulati poco più di 450 contratti che coinvolgono oltre 2.500 aziende di queste circa 500 sono in Lombardia ed al secondo posto c’è la Toscana con 400, segue l’Emilia Romagna con 250.

La nota ricorrente da più parti è stata che il Contratto di Rete è ancora oggi un ibrido e necessita di essere ulteriormente perfezionato dal punto di vista normativo, come è necessario maggiore coraggio da parte dello Stato, delle banche ma anche da parte delle imprese, le aziende in Rete sono ancora troppo poche.

A tal proposito è stato fatto un appello (da Sangalli presidente della Camera di Milano) alle associazioni di categoria a diffondere la cultura della Rete di Imprese e che anche le stesse Camere di Commercio dovrebbero mettersi in Rete (ingenuamente pensavo che almeno loro, anche se in modo meno istituzionale, già lo fossero).

Quindi per tornare alle Reti ancora sono troppo poche, in parte la colpa è la paura degli imprenditori che questo strumento limiti i propri spazi di intervento, in ogni caso la cultura di Rete è ancora poco diffusa in Italia più per mancanza di conoscenza che per ostilità.

Interessante alcuni stralci di una ricerca presentata da Roberto Mannheimer dove se si chiede al singolo imprenditore come percepisce la situazione dell’Italia, la risposta è “male”, se gli si chiede quella del proprio settore  è “malino” ed invece come va la propria azienda “me la cavo”. Cioè più ci si avvicina a se stessi e più al percezione migliora. Buffo.

Sempre dalla ricerca di Mannheimer alla domanda come vedete la situazione generale in Italia fra un anno, il 57% ha dichiarato “peggioramento”, il 36% “in ripresa” e poi vorrei conoscere quel 6% che ha dichiarato che continuerà “ad andar bene come adesso”

L’intervento di Novari, l’AD di H3G Italia, è stato improntato sul suo percorso personale che lo ha portato dalla sua città natale Genova a Milano e da lì a diventare il responsabile, ormai da anni, di una grande multinazionale in Italia.
Novari ha sottolineato la necessità ed anche la responsabilità di fare impresa in Italia, per contribuire al cambiamento – in meglio del nostro paese – che all’estero è percepito come un Luna Park dove la fanno da padrone i soliti luoghi comuni e fra questi non c’è la serietà.
Novari ha concluso con una frase che non lascia adito ad interpretazioni “oggi in Italia fare Rete non é un’alternativa ma é un obbligo”.

Molto interessante l’intervento di Gian Luca Brambilla di eAgisco che non le ha mandate a dire lamentando le solite difficoltà burocratiche italiane che rallentano il processo di vita delle Reti di Imprese e che continuando così “non si va da nessuna parte”.
Le parole chiave sulle quali il legislatore deve ancora lavorare sono Fiscalità, Lavoro e Giustizia e soprattutto le Reti “devono costare poco”.

La natura della Rete di Imprese, proprio per evitare che sia assimilata ad un Consorzio o ad una Società, deve essere quella di sperimentare (su un prodotto, un mercato, ricerca e sviluppo, etc), se poi va bene può costituirsi in società altrimenti in modo semplice e rapido si scioglie.

A questo deve mirare lo strumento dei contratti di Rete di Imprese e per farlo va tolto dall’ambiguità dove ancora si sta trovando per fornirgli quelli elementi di flessibilità e basso costo che gli permetteranno di decollare in un futuro prossimo.

Personalmente sono comunque interessato all’argomento e su vari fronti stiamo prendendo in considerazione la creazione di Reti di Imprese, quindi restate sintonizzate perchè è probabile che in questo blog pieno di tweet nasca un diario di bordo su questo argomento.

PS: piccola nota negativa la non possibilità di connettersi al wifi del Centro Convegni ,  ma probabilmente ha un senso anche perchè credo di essere stato l’unico che ha tweettato durante l’evento  #impreseinrete e questo non è buona cosa ;-)

 

 

 

 

 

 

Metodi Agili non solo nello sviluppo del software

Partecipo al Better Software fin dalla prima edizione del maggio 2009 e quest’anno invece delle considerazioni sui singoli talk – comunque tutti sempre molto interessanti – , mi vorrei soffermare su uno in particolare tenuto da Michele Luconi di e-xstrategy una software house marchigiana il cui percorso nell’adozione dei metodi agili sul team di sviluppo si è successivamente ribaltata anche sulla parte contrattualistica commerciale.

In pratica fino a qualche anno fa il loro metodo di sviluppo era basato su quello che è il modello della stragrande maggioranza delle aziende che sviluppano software a progetto, proprio come la nostra, e cioè raccogliere i requisiti per lo sviluppo in uno o più incontri con il cliente, scrivere un documento di analisi che a sua volta determina tempi e costi, utilizzando i quali il commerciale produce l’offerta.

Entrambi i documenti vengono sottoposti al cliente, che dopo una o più sessioni di revisione, approva il progetto inviando l’ordine.

A questo punto inizia la fase di sviluppo, ma come tutti noi sappiamo sviluppare software non è come costruire ponti, la tipica metafora che spesso viene usata per evidenziare il fatto che nell’arte di sviluppare software i requisiti cambiano quasi sempre in corso d’opera e questo cambiamento lo si deve assumere come naturale, ma va anche gestito altrimenti si trasforma in un contenzioso continuo con il cliente a scapito della qualità del lavoro, della tenuta nervosa e non ultimo del conto economico.

Il metodo “tradizionale” di gestione dei progetti, ci porta a considerare questo continuo cambiamento di requisiti con estrema diffidenza, sia dalla parte chi sviluppa, sia da chi deve porsi il problema di come recuperare i costi dal cliente evitando di trasformare gli incontri con il cliente stesso in sessioni dal tenore del recupero crediti.

Quindi armonizzare anche la parte commerciale al concetto che sottointende ai metodi agili offrendo un metodo ed uno strumento contrattuale è una ricaduta quasi naturale e comunque necessaria.

Michele Luconi, ha mostrato il contratto scritto con Jacopo Romei (coach e conferenziere sui metodi Agili) rilasciato in modalità open source e reperibile in rete, che cambia radicalmente l’approccio nella gestione del progetto dal punto di vista del rapporto con in cliente.
In pratica si tratta di un documento di due pagine che introduce il concetto di iterazione.

Nella pratica si effettua la prima raccolta di requisiti dopodichè si procede con l’analisi del progetto stimando il numero di iterazioni che possono essere necessarie per raggiungere l’obbiettivo, questo numero viene condiviso con il cliente, ma non ìnserito nel contratto, quindi è puramente indicativo.

Ogni iterazione ha la durata di una settimana ed ha un costo medio stabilito, esempio € 2.000.
Al termine dell’iterazione il risultato viene condiviso con il cliente, il quale, per contratto, ha le seguenti possibilità:
1) Approva l’iterazione ed emettiamo fattura.
Si passa allo sviluppo dell’iterazione successiva

2) Non approva l’iterazione. Il cliente può scegliere di terminare lo sviluppo, oppure di ridefinire i requisiti e procede con un’ulteriore iterazione.
Questo significa che la software house ha, al massimo, perso una settimana di lavoro.

E via di seguito fino al Go-Live del progetto.

Il case study presentato ha trasmesso sicuri elementi di novità

Ovviamente immagino che non sia un percorso rose e fiori, che necessiterà senz’altro di continui aggiustamenti, ma l’ho trovato di assoluto interesse e soprattutto mi ha dato l’impressione che in qualche modo chiuda il cerchio fra il momento di sviluppo e quello di gestione del rapporto con il cliente, in un ambito così particolare come quello dello sviluppo di progetto software.

Ciao BlackBerry, ben arrivato Nokia Lumia 800

Ho acquistato il mio primo cellulare nel 1995 era un Nokia, non ricordo il modello, e da allora ne ho cambiati non so quanti.

Da, credo, circa 5 anni uso prevalentemente BlackBerry e da un anno e mezzo ho – per uso personale  :twisted:– un HTC Desire con Android a bordo, e ho spesso occasione di usare iPhone.

Da tempo sto seguendo l’approccio di Microsoft al mondo mobile con il suo Windows Phone e devo dire che il modello di distribuzione che ha scelto è molto interessante, non quello completamente proprietario di Apple, non quello anarchico di Android che crea non pochi problemi sia agli sviluppatori che agli utenti finali, ma una “via di mezzo” dove è Microsoft che fornisce i requisiti ai costruttori di smartphone in modo da garantire una distribuzione ordinata delle varie versioni del sistema operativo.

Quindi ho deciso di mandare in pensione il BlackBerry ed utilizzare un Nokia Lumia 800 (che ospita Windows Phone 7.5)  come smartphone aziendale.

L’ho ordinato e quando avrò fatto un minimo di esperienza scriverò due righe.

PS:  Nella scelta non c’entrano niente i rumors sul futuro di BlackBerry

 

La mia stazione radioamatoriale in costruzione

Sono da tanti anni un radioamatore patentato (IK5VYZ) ma per un motivo o un altro non ho mai esercitato.

Da un pò di tempo con l’arrivo della tecnologia SDR Software Defined Radio dove una buona parte (ancora non tutto) delle funzionalità che venivano svolte dall’hardware sono programmabili con il software, mi si è riaccesa la lampadina.

Con estrema calma (ho aspettato anni per ri-inziare)  accompagnata da una riflessione su quali possono essere le possibilità che l’SDR può offrire in campo radioamatoriale ma non solo (mi interessano applicazioni sul concetto di Cognitive Radio e su alcuni concept che possono includere Arduino) , ho iniziato a comporre quella che sarà la mia stazione.

Questa è una prima foto che descrive una situazione molto work in progress.

Per gli appassionati e/o curiosi, partendo da sinistra un alimentatore, al centro la parte hardware del ricetrasmettitore  – modello Flex1500 della FlexRadio System – il vero cuore è nel software che si chiama PowerSDR –  (sopra un microfono) e a destra il tasto per il CW/radiotelegrafia (per dare un senso professionale al tutto, anche se sono un perfetto novizio)